Sharon Stone che accavalla le gambe

Racconto umoristico: “Quello che non capisco” (puntata 2 di 9)

Sharon Stone che accavalla le gambeLo lascio alla stazione e vado dritto dritto a lavoro. Salvo fermarmi al bar, al tabacchi, al centro scommesse. Lo lascio alla stazione e vado non proprio dritto dritto a lavoro.

Come sempre arrivo in ufficio che sono le nove e quindici. Da contratto dovrei entrare alle nove.
Come sempre arrivo in ufficio che sono le nove e quindici.
Come sempre metto indietro l’orologio di quindici minuti.
Risono le nove.
Risono in orario. Preciso. Puntuale. Stacanovista.
Timbro il cartellino. Mi sento l’impiegato dell’anno.

Ritoccare l’orologio. Un piccolo trucco che ho imparato da subito.
È così che faccio otto ore, ma in realtà ne faccio sette e mezza. Sì. Perché anche quando vado via ritocco l’orologio.
Ho una tale regolarità nell’arrivare quindici minuti dopo e nell’andar via quindici minuti prima che tutti in ufficio sono convinti che quello debba essere il mio orario.
Una volta entrai a lavoro alle nove (il bar era chiuso, il tabacchi anche ed avevo perso trenta euro alle scommesse il giorno prima) e Alfonso mi disse (lo ricordo ancora come fosse ieri): “Non sai quanto apprezzo la tua serietà: venire a lavoro prima dell’orario previsto da contratto; hai tutta la mia stima!”
– Dovere … – annuii.

Entro in ufficio e c’è lei.
La strafiga.
Mastica la gomma. Accavalla le gambe. Smessaggia al cellulare.
Accavalla le gambe.
Passa la giornata ad accavallare le gambe.
E più fa caldo, più si scopre.
Quindi, dodici mesi all’anno, il capo tiene il riscaldamento a ventotto gradi. Investendo ogni singolo euro di attivo (continuo a chiedermi da anni, senza riuscire a darmi una risposta, come sia possibile che la nostra azienda abbia un attivo) in riscaldamento.
Siamo l’unico ufficio dell’emisfero boreale in cui d’inverno si suda. Così lei può accavallare le gambe in gonnellino di jeans e canottiera.
Sfido mio padre ad addormentarsi anche di fronte a cotanta destabilizzante visione.

Forse è per questo che prima di essere assunti dobbiamo fare la visita medica. Visita sotto sforzo. E inevitabile finale palpata di palle da parte del dottore. Lo ricordo ancora con disagio.
Dottore: “mi faccia vedere i testicoli”
Io: “èh?”
Lui: “si tiri giù i pantaloni, grazie!”
Io: “ma anche no”.
La vinse lui. Non sono più andato da un medico in vita mia.

… continua…

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