Lupin

Racconto umoristico: “Quello che non capisco” (puntata 3 di 9)

LupinGuadagno la mia postazione, non dopo essere stato beccato dalla strafiga a guardarle le cosce.
È sempre così.
Entro in ufficio e mi dico ‘guardala in faccia guardala in faccia guardala in faccia guardala in faccia’. Entro in ufficio e … le guardo le cosce.

È inutile. È un riflesso incondizionato. Son fatto così. Guarderei le cosce anche a mia nonna. E la strafiga non è mia nonna. Con tutto il rispetto per mia nonna. Che da giovane per altro non era affatto male. (Fare pensieri sconci sulla propria nonna da giovane è incestuoso?)

Guadagno la mia postazione ed accendo il computer. Un reperto preistorico. Potrebbe stare tranquillamente esposto in un museo.
Poco più di un Commodore.
Windows 95.
Tempi di reazione al clic tali che dal clic all’output passa talmente tanto tempo che spesso mi scordo cosa ho cliccato.
Tempi di reazione al clic tali che dal clic all’output passa talmente tanto tempo che non sembra neppure che sia partito l’imput e mi infervoro sul mouse cliccando a oltranza come un pugile su un avversario alle corde. Risultato: si aprono centododici pagine di Explorer, il computer si pianta e devo staccare l’alimentazione (con susseguenti polemiche dei Teodem).

Sono ormai le nove e quarantacinque ed al momento ho all’attivo un più che dignitoso quarantasei linee a tetris, due tentativi di abbordaggio falliti su Facebook (ma erano gran gnocche, quindi la sconfitta non pesa, anzi, l’aver tentato rinfranca), dieci penne dell’azienda e un pacco di taccuini infilati con disinvoltura in borsa.

Come nei film delle evasioni dal carcere in cui un giorno alla volta, per anni, il carcerato scava con un cucchiaino il tunnel che lo porterà alla libertà, io da anni accaparro un giorno alla volta materiale aziendale.
Così. Senza uno scopo.
A casa ho un ripostiglio intero stracolmo di penne quaderni taccuini tappetini mouse (il tutto rigorosamente griffato con il marchio aziendale) cartucce per stampanti e addirittura una stampante e un cordless.
La cosa assurda è che a casa non mi servono né le penne, né i quaderni, né i taccuini. Mia mamma ha una cartoleria. Le uniche cose che potrebbero servirmi sarebbero la stampante ed il cordless. Solo che le cartucce che ho rubato non sono adatte alla stampante che ho rubato e, anche se lo fossero, a casa non ho un pc. Cosa che rende inutile anche la pila disumana di tappetini mouse nel ripiano in alto a destra del ripostiglio. L’unica cose che potrebbe servirmi è dunque il cordless. Solo che ero talmente affascinato dall’idea del ‘senza filo’ che mi sono dimenticato di rubare la base.

Sono ormai le nove e quarantacinque ed entra il capo.

Dalla mia postazione non vedo i monitor dei miei colleghi, ma sento premere alla cieca i tasti a scelta rapida per abbassare finestre, nascondere finestre, chiudere finestre, chiudere applicazioni, mettere in pausa giochini.

Dalla mia postazione non vedo i monitor dei miei colleghi, ma sento cliccare alla cieca, cercando con la coda dell’occhio di chiudere tutto il chiudibile. Senza se e senza ma. Senza guardare in faccia a niente e nessuno. Con l’estrema risorsa della presa della corrente da staccare ‘accidentalmente’. Oooops!

I vertici di Facebook e Gazzetta si riuniranno a breve per cercare di capire il perché dell’inspiegabile crollo verticale delle visite alle ore nove e quarantacinque di oggi, mercoledì 2 novembre.

… continua…

2 pensieri su “Racconto umoristico: “Quello che non capisco” (puntata 3 di 9)”

  1. E quella scossa di adrenalina quando sai che devi chiudere tutto entro 3 secondi..e allora scegli la pagina che pssa essere meno sospetta.. Poi vabbè, è da valutare quanto è utile al lavoro sapere se Tevez andrà al Milan o al PSG.

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