tipico regalo unisex

Racconto umoristico: “Che non sarebbe durata” (puntata 4 di 7)

tipico regalo unisexNel frattempo è arrivato il momento topico della serata. La pesca dei regali di Natale. Come tutti gli anni siamo riuniti a casa di Alice. Ognuno porta un regalo rigorosamente unisex, rigorosamente ‘da spenderci poco’.

L’idea della pesca la ha avuta Eugenio. Tirchio fin nell’indole. Allergico allo shopping. Ogni Natale alle prese con l’incubo regali. Così ha risolto buona parte dei suoi problemi. Un regalo invece di quindici. Regalo per altro puntualmente riciclato. Anzi peggio. La sua tecnica è prendere l’oggetto più inutile che trova in giro per la casa e impacchettarlo. Una volta sua mamma lo fermò mentre stava impacchettando il povero Stellone. Stellone. Gatto di tredici chili che mangia porzioni da cristiani e dorme ventitre ore al giorno (l’altra ora mangia). Eugenio si era difeso, dicendo: “pensavo fosse un soprammobile”. Stellone non aveva protestato. Si era limitato ad aprire gli occhi, sbadigliare e rimettersi a dormire semimpacchettato. La mamma fu però irremovibile.

Ognuno porta un regalo rigorosamente unisex, rigorosamente ‘da spenderci poco’. Al regalo viene assegnato un numero. Per sorteggio si assegnano i regali.

In quanto ai regali … si vede veramente di tutto.

Regali clamorosamente riciclati. Giusto un esempio per rendere l’idea: da cinque Natali, contro ogni logica di scadenza, con terrorismo gastronomico, appaiono alla pesca dei terrificanti cioccolatini estoni che mettono raccapriccio già a vederli raffigurati in confezione. Sono sempre loro. Sempre gli stessi. Cambia solo la carta regalo. Tutti sanno. Ma nessuno parla. E soprattutto nessuno mangia. ‘Grazie!!! Devono essere buonissimi!’

Regali clamorosamente usati. Come anticipato, capogruppo del partito dei regali usati è senza dubbio Eugenio. Un esempio? Confezioni di docciashampoo che pesano la metà di quel che dovrebbero pesare. Usati una settimana e poi impacchettati. “Volevo assicurarmi che fosse buono, prima di regalarlo” – si era difeso una volta Eugenio, colto in flagrante, facendo leva sulla propria puntigliosità.

Regali unisex che non sono propriamente unisex. Come questi fuseaux rosa che ho appena sorteggiato. Regalo portato da Arturo.
– Ma non avevamo detto unisex?
– Sono unisex – sostiene lui. Fermo. Inamovibile.

Regali da spendere poco che non sono propriamente da spendere poco. Quello di Erica. Genitori berlusconiani nel voto, nel conto in banca, nel lifting, nello strayacht e nella stravilla sarda, Erica ha una concezione un po’ particolare dell’espressione ‘regali da poco’. Puntualmente si presenta con regali che io nemmeno ho ricevuto per il matrimonio.

Quest’anno il suo pacchetto è il numero tre. Ambito da tutti. Agognato da tutti. Sorteggiato da un esaltato Massimiliano. Scartato da un esaltato Massimiliano. Orologio Breil. D’oro. Massimiliano ringrazia. E legge sul quadrante quanti minuti mancano al ritorno a casa. Il pc è già acceso. La pagina di eBay lo aspetta.

Inutile dire che in dieci anni di pesca dei regali non una volta che sia una mi è capitato di sorteggiare il regalo di Erica. Non sono mai stato fortunato coi regali. Guardo i miei nuovi fuseaux rosa. No. Decisamente non sono mai stato fortunato coi regali. Anche con Benedetta. Lei dipingeva. Dipingeva e mi regalava i suoi quadri. Lei era una così. Che ok che l’arte è arte e non è una cosa oggettiva … lo pensavo anche io … ma ho avuto abbondantemente modo di ricredermi. Prenderei uno ad uno tutti quelli che dicono che l’arte non è una cosa oggettiva e gli farei vedere uno ad uno i quadri di Benedetta fino a che, uno ad uno, tutti non abbiano ritrattato. Una tortura psicologica peggiore del waterboarding. Avete presente la reazione che fa Picasso quando lo studiate alle medie? ‘Ma cos’è questa roba? Saprei fare di meglio anch’io!’ Poi uno cresce, studia e si ricrede. Con Benedetta sfido chiunque a crescere, studiare e ricredersi. Lei mi regalava quegli scarabocchi. Poi mi guardava. Sorrideva. In attesa. “Bellissimo!”, mentivo. Che altro potevo fare? E poi a lei faceva così piacere! Era bellissimo vederla sorridere. Soddisfatta. Artista.

Dopo qualche tempo però la curiosità aveva la meglio.
– Ma … di preciso … cosa è?
– Ma come cosa è??? Non lo vedi???
Per rendere l’idea: quelli che sembravano cinghiali erano cavalli, quelli che sembravano orchi erano bambini e quelli che sembravano cazzi erano uomini (la amavo anche perché dipingeva sineddoche involontarie).

Poi trovavo un posto sulla parete, piantavo il solito chiodo (martellandomi regolarmente le dita, bucando tubature, disintonacando metri quadrati di parete) e appendevo il mio regalo.
Ne avevo la casa piena.
Ne ho la casa piena.

… continua…

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