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Racconto umoristico: “Che non sarebbe durata” (puntata 3 di 7)

bouquetPensavo che sarebbe stato un giorno infernale. E invece non andò così male. Anzi. A parte forse quando il piccolo Matteo ha rigettato tutto il pranzo di nozze sullo strascico di Benedetta. O quando il bouquet lanciato da Benedetta è finito direttamente nel bidone dell’immondizia antistante la scalinata della chiesa. Per la disperazione di Alessia, Francesca e Martina. Ed il sollievo di Franco, Agostino, e Carlo. Solo che Francesca e Martina non hanno desistito e si son tuffate di testa nel bidone.

L’ha spuntata Martina. Carlo si è, neppure troppo segretamente, toccato gli attributi. Quella foga di Martina lo preoccupava alquanto. Sempre la stessa storia ad ogni matrimonio. Martina calcolava il vento, studiava il caricamento del braccio della sposa, applicava tutte le sue nozioni di fisica per prevedere il punto di caduta del bouquet, analizzava il posizionamento delle rivali, e, infine, con pura scorrettezza, sgomitava e tirava cazzotti nei reni. Cinque matrimoni. Quattro bouquet. Tre risse. Due occhi neri. Una costola incrinata.

Pensavo che sarebbe stato un giorno infernale. E invece non andò così male. Anzi.

Lascio la parola al racconto di Franco.
– Allora … c’era il prete che diceva ‘… e adesso lo sposo può baciare …’ … e questo personaggione qui che già baciava la sposa che era una meraviglia … e il prete che diceva ‘… ma non ho ancora finito!!!’ … e lui che diceva “oops, scusi don Carmine!” … e io che, ero il testimone, allargai le braccia ‘… è fatto così …’ e Benedetta che diceva ‘… ebbbbaciami!’

Fu una cerimonia sicuramente unica nel suo genere.
Con prete che diceva ‘chi ritiene che questo matrimonio non debba svolgersi parli ora o taccia per sempre’ … e proprio in quel momento squillò un cellulare. E Alfredo che commentò ‘valgono anche le chiamate da casa?’ Solo che non lo commentò come pensava di fare lui a mezza voce. Lo sentirono tutti. Prete compreso. Prete che richiamò di persona in vivavoce tale Lucilla Carrisi. Che dopo un primo ‘èh?’, un secondo ‘èh’, un terzo ‘èh’ e un quarto ‘ma è uno scherzo?’, disse che lei no … non aveva niente in contrario. Al primo “èh”, come al secondo, come al terzo, Alfredo commentò “puppa!”. Solo che non lo commentò come pensava di fare lui a mezza voce. Lo sentirono tutti. Prete compreso. Che gli assegnò trenta Padre Nostro e dieci Ave Maria come penitenza volante.

Alfredo aveva sempre avuto questo problema. Non riusciva a parlare sottovoce. Ricordo ancora ai tempi dei compiti in classe. Che chiedeva lumi al compagno di banco Faustino e gli rispondeva puntualmente il bidello Gianfranco. Dal corridoio. Al piano di sotto.

… continua…

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