Pamela Anderson

Racconto tragicomico: “Sofia” (puntata 2 di 9)

Pamela Anderson – SVEGLIATI!
La scuote.
Non si sveglia.
– SVEGLIATI!
La scuote.
Non si sveglia.

È morta?! È morta?! È morta?! Cazzo, è morta!

Non so che fare. Non so che dire. Rimango lì, impalato da quella situazione più grande di me.

La schiuma alla bocca.
Che cazzo vuol dire? Infarto? Ictus? Come se sapessi che cazzo vuol dire ictus!

– CHE CAZZO FAI Lì IMPALATO?

Che cazzo faccio? Che cazzo faccio? Che cazzo faccio? Controlla se respira! Controlla se batte il cuore!

Come si controllano queste cose? Torno con la mente ai tempi delle medie… le lezioni con il manichino… come un cretino a ridere nel vedere i compagni che nel bocca a bocca limonavano col manichino… cretino io, idioti loro, porco il manichino che, contro ogni social decenza, ci stava con tutti… Concludo che il poco che so, lo ho imparato da Baywatch…

Baywatch… Pamela Anderson… che puppe… ah, giusto… concentrati…

Provo a prenderle il polso. Niente. Non sento niente.
È morta.
Con intuizione scientifica faccio la riprova con il mio polso. Niente. Non sento niente.
Sono morto?

Dando un senso ai tre anni di filosofia del liceo, con applicazione pratica del pensiero di Cartesio, concludo che il cogito-ergo-sum (trasformato a lezione nelle nostre menti adolescenti, poco portate alla filosofia ma molto al porno, nel coito-ergo-sum) è abbastanza convincente da farmi evincere che non siamo morti entrambi.

Forse Sofia è ancora viva! Guarda se respira!

Le metto un dito sotto al naso. Non nel naso, perché non è educazione. Non sento niente.
Metto un dito sotto al mio naso. Non nel naso, perché non è educazione. Non sento niente, nonostante il fatto che per l’agitazione io stia iperventilando come un quattrocentometrista sul rettilineo finale.

Dopo i due test, l’unica conclusione a cui giungo è che ho fatto bene a non intraprendere gli studi di medicina: non era la mia strada.
Conclusione che, evidentemente, ha fatto nel frattempo anche mia suocera, che, tanto allarmata, quanto scettica sulle mie abilità mediche, mi esorta con un: “tonfala!”.

Dopo un attimo di scetticismo, capisco.
La tonfo.
Schiaffo.
– SVEGLIATI!
Schiaffo.
-OOOOOOHHHHHH
Apre gli occhi.
Non è morta.
Richiude gli occhi.
È morta?

Schiaffo.
Fortissimo.
Da mano anonima.
Mi volto. È mia suocera. La guardo. Mi guarda. Spiega: “così impara a non portarmi al mercato!”
Ragionamento che non fa una piega.
Prosegue l’arringa: “e poi… hai visto che l’ho svegliata?”
Unisce l’utile al dilettevole. Geniale.

Prende in mano lei la situazione con fare materno, cioè urlando nelle orecchie della figlia: “non t’azzardare a morire! non pensare di scamparla così! te la devo far pagare! non pensare di scamparla così!
L’affetto ha molte forme, si sa.
Sofia chiude gli occhi. Forse pensa di scamparla.

10 pensieri su “Racconto tragicomico: “Sofia” (puntata 2 di 9)”

        1. ma cosa dici???

          guarda che il blog lo legge anche la mi’mamma! 😛

          PS: mi mancano non 1, non 2, bensì 3 gradi

    1. grazieeeee! 🙂

      io invece di investire in pubblicità su google (anche perchè non mi riesce…)

      … corrompo i lettori…

      … controlla la mastercard… è già arrivato il pagamento?

  1. … ricontrolla!!!

    giuro che ho pagato!

    e… guarda sul tavolo… quel mazzo di rose… è per te!

    e… guarda nella cassetta della posta… quel biglietto per la crociera… è per te!

    e… guarda fuori dalla finestra… quella mercedes impacchettata in un’enorme fiocco-regalo… ehm… no… quella non è per te… non esageriamo… 🙂

  2. ….e vada per il mazzo di rose!!! (hanno sempre il loro fascino!)

    ….forse è per questo che le donne non sanno guidare… si lasciano corrompere più facilmente da un mazzo di rose che da una mercedes infiocchettata!

    1. … farò finta di crederci alla storia del mazzo-di-rose-meglio-della-mercedes…

      … ma mi ci impegnerò tantissimo… 😛

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