Copertina del racconto d'amore "Magia" di Simone Sacchini

Racconto d’amore: “Amori ferroviari” (ultima puntata)

scaricare gratis il raccontoEra sola.
Piangeva.
Si asciugava gli occhi nelle gallerie.
Era sola, piangeva e lui si ritrovò in piedi.
Non che lo avesse deciso. Non che ci avesse pensato su. Ci si ritrovò. Tutti gli occhi verso di lui.
Tutti tranne due, fissi contro il finestrino. Verso quelle colline spoglie.
Lui non sapeva che fare. Pensò per un attimo di andare verso il bagno. Di cambiare carrozza. Di fingere di dover scendere alla stazione successiva. Di rimettersi a sedere. Di gridare a tutti di farsi gli affari propri. I cazzi propri. Stava ancora pensando così, che si ritrovò seduto accanto a lei. Che continuava a guardare fuori. Lui si chiedeva che cosa cavolo stesse facendo. Lì. Accanto a lei. Soltanto adesso aveva realizzato appieno che si era alzato soltanto per quello. Per sedersi accanto a lei. Sapeva che era la cosa giusta da fare. Sapeva che a volte non si può fare niente. Sapeva che a volte non si può fare niente, ma qualcosa si deve pur fare. Sia pure una cosa stupida. Mettersi seduto accanto a una sconosciuta in lacrime. Lei continuava a guardare fuori. Come se non si fosse accorta di nulla. Di lui. Lì. Seduto accanto a lei. Lei continuava a guardare fuori. Come se ci fosse qualcosa da vedere. A parte quel susseguirsi di colline spoglie. Il suo viso una maschera. Una maschera. Perfetta. Immobile. Inscalfibile. Ora scalfita da una lacrima. Una crepa. Poi il labbro inferiore cominciò a tremare. Una lacrima scese sul viso. E non si fermò. Scoppiò un singhiozzo. Due. Tre. Piangeva.

Lui avrebbe voluto abbracciarla. Chiederle che cosa le fosse successo. Dirle che sarebbe andato tutto bene. Raccontarle qualcosa. Qualsiasi cosa. Qualsiasi. Rendersi ridicolo per strapparle un sorriso. Era sempre stato bravo in questo. Ma qualcosa gli diceva di non farlo. Non fece niente. Non disse niente. Passarono i minuti. Passarono le fermate. Molti scesero. Molti salirono. Alcuni gettarono un’occhiata. Passarono oltre. Intanto lei si era avvicinata. Probabilmente senza accorgersene. Si era avvicinata. Pian piano. Inesorabilmente. Naturalmente. Fino a sfiorarlo. Lui avrebbe voluto abbracciarla. Forse anche lei lo avrebbe voluto.

Arrivò la sua fermata. La sua. Di lei. Si cancellò un’ultima lacrima. Prese la borsa. Stava per dire qualcosa. Lei. Socchiuse la bocca. La chiuse di nuovo. La socchiuse un’ultima volta. Era come prima con il cellulare. Tirò fuori un sorriso triste. Forse era un grazie. Almeno così sembrò a lui. Stava per dire qualcosa. Lui. Stava per dirla. Non la disse. Era tutto più bello così. Era così che doveva andare. Non le chiese niente. Non le disse niente. Le sorrise. Era un addio.
Non si videro più. Mai.

 

FINE

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2 pensieri su “Racconto d’amore: “Amori ferroviari” (ultima puntata)”

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