sasso a forma di cuore

Racconto umoristico: “Da oggi” (puntata 6 di 9)

sasso a forma di cuoreToc. Toc.
Bussano alla porta, mentre sto dando la scopa.
La proprietaria che passa per l’affitto. Avida capitalista senza cuore ma dal grande borsello.
Vado ad aprire che sono impresentabile: bandana in testa, grembiule, tuta. Una cosa da brividi.

Apro.

Francesca.

Decisamente non è la proprietaria.

Rimango impalato sulla porta. La bocca spalancata. Muto. La mia classica reazione quando vedo Francesca e non sono psicologicamente preparato. E decisamente ora non sono preparato.

– Mi fai entrareeee?! – dice con voce giocosamente stizzita.
– Ah – rispondo, senza neanche capire, quando lei è già entrata.

Francesca.

Francesca è una nostra compagna di corso, nonché di condominio: abita a due porte di distanza lungo il corridoio. Ho deciso, antidemocraticamente, in maniera più che fascista, che sarà la mia compagna per la vita. Mi piace come si veste. Mi piace come si muove. Mi piace come strascica le parole. Mi piace come mi tratta male. Mi piace tantissimo come mi tratta male.

Perché mi tratta male.

E fa bene.

Perché quando c’è lei (e sono psicologicamente preparato) parlo parlo parlo parlo e faccio avances faccio avances faccio avances. Dal giorno che l’ho vista (e mi ha trattato male) sono tornato ad essere un bimbo delle elementari: se un giorno mi parla, sono contento matto, se un giorno non mi parla, sono sull’orlo del suicidio, e, considerando che mi parla grosso modo un giorno sì un giorno no, sono diventato un bimbo delle elementari bipolare (dimenticavo: mi piacciono tantissimo anche le sue tette; questo forse non è molto da bimbo delle elementari).

Bipolarità a parte, ho già pensato alla cerimonia, ho già nominato la testimone, ho già prenotato le ferie dal lavoro che ancora non ho. Io la sposo. Anche se lei, come ogni fidanzatina alle elementari, ancora non lo sa. Non lo sa talmente tanto che sta con tale Carlo, fiorentino, tamarro nell’indole, dalla canottiera facile, l’addominale prominente, la tartaruga delle Galapagos, le sopracciglia col compasso, il brillantino nel naso, il braccio perennemente fuori dal finestrino (anche quando è in moto), abbronzato anche a gennaio (roba che, se lo vedesse Carlo Conti, gli chiederebbe “come fai ad essere così abbronzato?”) e cervello non in dotazione.

… continua…

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