rifiuti in strada a Napoli

Racconto umoristico: “Da oggi” (puntata 2 di 9)

rifiuti in strada a Napoli– Partiamo dalla spazzatura.
Mi volto ed osservo la discarica a cielo… chiuso (salvo crepa nel muro da cui si intravede il soffitto dell’appartamento sopra al nostro).
La spazzatura. Lì da giorni. Settimane?
Sembra di essere per le strade di Napoli. Vien voglia di chiedere a Silvio perché, dopo tanto promesse, il problema non sia ancora stato risolto.

Son stupito di non vedere topi, sorci, ratti, rattoni, pantegane, Splinter, tartarughe ninja aggirarsi tra l’immondizia.

Guardo i sacchi.
Quattro.
Alti come cristiani.
Pieni come un americano a colazione.
Indifferenziati.

Al loro fianco una commovente schiera di sacchi della differenziata. Nell’ordine carta, plastica, umido. Lì dal Pleistocene. Clamorosamente inutilizzati. Prima che siano pieni, la razza umana sarà estinta. Molti si chiedono cos’è che abbia causato l’estinzione dei dinosauri. Non è stato un gigantesco meteorite. Non è stato un cambiamento climatico. No. Un tempo i dinosauri indifferenziavano. Poi uno di loro propose di differenziare. Due settimane e sono spariti dalla faccia della terra.

Noi, io e Fausto, abbiamo differenziato per una settimana e mi sono stressato più di quando ero sotto esame, avevo due lavori, il tirocinio e stavo con quella vipera di Carlotta.

La storia. Torno una domenica sera da casa, dove avevo passato il fine settimana, e Fausto, con gli occhi scintillanti, mi proclama la sua decisione di differenziare e, mentre getta una bottiglia di plastica nel sacchetto su cui a caratteri cubitali è scritto “carta e cartone”, mi comunica che il pianeta è salvo, la Foresta Amazzonica sta già tornando ad espandersi, l’effetto serra è un ricordo lontano.

Come avevo intuito già da quella sera, nei giorni successivi Fausto si è rivelato vero e proprio terrorista ambientale. Gettava l’umido nella plastica, la plastica nella carta, la carta nell’umido. La sistematicità con cui non azzeccava il sacco giusto mi ha fatto inizialmente pensare a vera e propria volontà anarchico-terroristica volta a sabotare il sistema-differenziata. Poi lo ho guardato in faccia mentre cercava di capire il complicato ed inarrivabile uso dell’apribottiglie e lo gettava a terra inveendo contro il non funzionamento di quel “troiaio”, “è rotto!!!”, in realtà funzionante, ed ho concluso che non trattavasi di volontà terroristica, bensì di incapacità di catalogazione (riscontrabile anche nell’orgia vestiaria che prende vita nei suoi cassetti, dove mutande, maglie, maglioni e calzini, rigorosamente spaiati, si accoppiano e si mescolano senza il minimo criterio né ritegno morale).

Da quel momento gli ho proposto di tornare a indifferenziare.

Mi ha aggredito come se fossi un pedofilo in un asilo, dicendomi che non ho il minimo senso della convivenza civile e che avrò sulla coscienza nell’ordine il buco nell’ozono, la deforestazione, il blocco del progresso, la disoccupazione giovanile. Mi sono stupito che non mi abbia imputato la colpa per il delitto di Garlasco. Ma presto lo farà. Sto già cercando un alibi.

Ad ogni modo, Fausto è tornato ad indifferenziare.
Grazie al mio intervento non si producono ad oggi giornali di plastica con carta riciclata, giocattoli in umido con plastica riciclata, compost cartonato con l’umido.
Al Gore mi stringerebbe la mano se solo sapesse.

Prendiamo i sacchi. Due a testa. Arrivati ai bidoni, Fausto mi guarda e, con disapprovazione, mi dice: “poi mi spieghi perché ti sei impuntato per non fare la differenziata”. Nel dirmi così, getta sovrappensiero la spazzatura, ovviamente indifferenziata, nel bidone della carta.
– Sì, poi te lo spiego. Comunque quello è il bidone della carta…
– Ah…
– Torniamo dentro, vai, che facciamo la lavatrice e diamo una passata al pavimento.

… continua…

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