scena del crimine

Racconto drammatico: “Il mostro di Colleverdi” (puntata 1 di 10)

scena del crimineMorto. Ammazzato. Riverso a terra. In un boschetto. Vicino casa.
Morto. Ammazzato. Riverso a terra. In una pozza di sangue. Vicino casa.
Morto. Ammazzato. Suo figlio.
Riverso a terra. Suo figlio.
A terra. Suo figlio. E dei numeri. 1. 2. 3.
Dei numeri. 1. 2. 3. Piazzati lì. Dalla scientifica.

Tutto intorno del nastro.
Tutto intorno curiosi.
Ragazzini. Che riprendono con il cellulare. Elettrizzati. Che tinnovano agli amici di accorrere. Elettrizzati.
Ragazzini. E non.
Attratti dal sangue di suo figlio.
Attratti dal sangue di suo figlio come mosche da una merda.

Passano i minuti.
Accorrono le prime telecamere. Accorrono altri curiosi.
Attratti dal sangue di suo figlio e dalle telecamere.
Attratti dal sangue di suo figlio e dalle telecamere come mosche da una merda.
Ragazzini. E non.

Le signore.
Ben pettinate. Ben vestite. Ben truccate. Tirate a lucido.
Sulla bocca il rossetto.
Sulla bocca un discorsetto.
Preparato. Preconfezionato. Standardizzato.
Sempre lo stesso. Il solito. Il solito discorsetto sentito mille volte e ancora mille in televisione in queste circostanze.
‘Era tanto un bravo bambino, conoscevo la famiglia da una vita’.
Il solito discorsetto. Anche chi quella famiglia non la conosceva.
Il solito discorsetto. Anche chi quella famiglia non la conosceva. Né da una vita. Né da poco.
‘Era tanto un bravo bambino, conoscevo la famiglia da una vita’.

L’aria compunta. L’aria compunta da cui fa capolino un sorrisetto.
Provano a nasconderlo. Ma fa capolino. Il sorrisetto ‘sono in televisione’.
Alle spalle della signora di turno con il discorsetto di turno, intervistata dalla giornalista di turno della televisione di turno per il servizio di turno del telegiornale di turno, alle spalle della signora la gente si stringe, si accalca, sgomita, per entrare nell’inquadratura, per entrare nel servizio su un bambino morto ammazzato, un bambino di quattro anni, suo figlio.
Suo figlio.
Morto.
Ammazzato.

E loro vogliono entrare in quell’inquadratura.
Senza senso del pudore. Senza il pur minimo rispetto per quel bambino.
Al cellulare a dire alla mamma di mettere sul telegiornale.
In punta dei piedi.
In quell’inquadratura.
Senza il pur minimo rispetto per quel bambino.
Suo figlio.
Morto.
Ammazzato.

… continua…

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