Foto di Michele Turini - Libro

“Un giorno di ordinaria malinconia” (puntata 6 di 14)

Foto di Michele Turini - LibroL’ora di pranzo.
Almeno devo cucinare. E la smetto di vegetare davanti allo schermo.
Claudio va al frigorifero e, dopo attenta analisi, prende una scatoletta di Simmenthal e la mette al fuoco in una padella per cinque minuti.
Almeno devo cucinare.
Lo sa che, propriamente parlando, scaldare una Simmenthal non è cucinare.
È che non ne è capace.
Single e incapace di cucinare.
In pratica mangia in maniera allucinante da quando, un anno prima, Sofia se ne è andata.
Due valigie.
Sulla soglia.
Di spalle.
Una voce.
La sua voce.
“Addio”
Simmenthal. Quattro salti in padella. Formaggi. Pizze surgelate. Merendine. Pane e prosciutto. Pane e mortadella. Pane e porchetta. Pane.
Un’occhiata alla tavola. Apparecchiata di tutto punto. Per una persona. Pare di essere in un hotel. Cinque stelle.
Poi posa il piatto con dentro la Simmenthal e non pare più di essere in un cinque stelle. Non pare più di essere nemmeno in un hotel.
Mangia.
Nel silenzio totale.
O meglio: in un assordante tic tac.

TIC TAC
TIC TAC
TIC TAC
TIC TAC

‘A tavola si mangia con la tv spenta’.
Una delle regole che rispetta in maniera ferrea.
Il che probabilmente aveva senso quando a quella tavola erano seduti sua madre, suo padre, Sofia.
Ora non ha più molto senso.
Claudio fissa il piatto. Fissa la Simmenthal.
No. Non sono più molte le cose che hanno senso nella sua vita.

TIC TAC
TIC TAC
TIC TAC
TIC TAC

Lui non si voleva sposare. Lei si voleva sposare.
Erano arrivati a quel punto.
A quel punto critico in cui, dopo anni insieme ad una persona, devi decidere: sposarla o lasciarla.
Per un po’ fu indeciso. Per un bel po’ fu indeciso.
Lui non era innamorato. E, a dirla tutta, credeva in un sacco di cose (nella difesa a zona, nei titoli di stato, nel panino con la porchetta), ma non aveva mai creduto nel matrimonio. Non gli erano mai piaciute le promesse. Lui era di quelli che lasciano a metà tutto quello che iniziano. Lui le promesse non le sapeva mantenere. Per questo non ne faceva. Tanto più una promessa come quella del matrimonio. Semplicemente irrazionale. Promettere di amare una persona per tutta la vita … come si può promettere una cosa del genere? E poi lui non la amava. Nemmeno allora.
Lei invece era cresciuta col sogno dell’abito bianco, dell’altare, della famiglia.
Lui non le chiese mai di sposarlo.
Glielo chiese lei.
– Mi vuoi sposare?
Per un po’ fu indeciso. Per un bel po’ fu indeciso.
Non voleva sposarla. Ma neanche voleva perderla. La avrebbe convinta a restare lo stesso? La avrebbe sposata pur di non perderla?
Per un po’ fu indeciso. Per un bel po’ fu indeciso. Per troppo fu indeciso.
Una mattina si svegliò. Era il ventuno dicembre. Era il giorno del suo compleanno. Era il giorno del suo trentanovesimo compleanno.
Si svegliò contento. Si girò nel letto. Ma lei non c’era.
Andò a fare colazione. La avrebbe trovata lì.
La trovò lì. Lo stava aspettando. Ma non per la colazione.
Aveva deciso lei per tutti e due.
Due valigie.
Sulla soglia.
Di spalle.
Una voce.
La sua voce.
“Addio”.

Prende un libro dalla libreria e si accascia in poltrona. Un tempo amava leggere. Romanzi. Baricco. Hornby. Pennac. Coelho. Ogni tanto immagina la reazione di Coelho nello scoprire in lui un suo lettore. Si immagina Coelho che si alza, indifferente, prende la rincorsa, sfonda una vetrata, si getta da un grattacielo. Di testa.
Un tempo amava leggere.
Ora non legge più. Da una vita. Grosso modo da quando ha comprato quella sanguisuga di un computer e ha messo quella cazzo di flat.
Ora ogni momento del tempo libero lo passa al pc.

Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc. Al pc.

A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla. A fare nulla.

E, puntualmente, a fine giornata, non si capacita di come sia stato possibile buttare tutto quel tempo a fare nulla. Al pc.
Un pezzo di arredamento.
I libri sono diventati pezzi di arredamento.
Claudio è diventato un pezzo di arredamento. Abbinato al pc.
Ma oggi si ribella.
Con un gesto rivoluzionario torna a riaprire un libro.
Non uno dei suoi libri. Uno di quelli di suo padre. Uno a caso. “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. È l’ultimo giorno della sua vita e vuole portare con sé un ricordo di suo padre. Suo padre che passava le giornate seduto in poltrona a leggere quei libri. Quei libri erano la sua vita. Quei libri erano suo padre.
“L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
Claudio non capisce cosa intenda il titolo, ma lo trova in un certo qual modo profetico.
Apre il libro alla prima pagina.
Si siede in poltrona. Come faceva suo padre.
Ripiega ben bene il dorso. Come faceva suo padre.
Inizia a leggere.
L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa si parte bene L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa che non era un libro di svago me ne ero già ammoscato dal titolo ma così se ne abusa L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo mi sto martorizzando i coglioni bella idea che ho avuto mi son perso ripartiamo L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi in imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà no via basta non potevo scegliere libro peggiore …
Cinque minuti sul primo periodo.
Cinque minuti sullo stesso primo periodo.
Senza neppure finirlo.
Claudio chiude il libro.
Senza un ricordo di suo padre da portare con sé.
L’ennesima cosa lasciata a metà in una vita di cose lasciate a metà.
Il libro torna sulla mensola.
Claudio torna al suo pc. Pregando un Dio in cui non crede che non esista l’eterno ritorno dell’uguale.
È già troppo vivere una volta …
È già troppo uccidersi una volta …

Scarica il pdf di "Un giorno di ordinaria malinconia" dal catalogo Feltrinelli… continua…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *