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Racconto umoristico: “Quello che non capisco” (ultima puntata)

scaricare gratis il raccontoNel bel mezzo di una discussione con Antonio sul Pescara di Zeman, mi accorgo che è l’ora di uscire. Cioè, mancano quindici minuti, quindi è l’ora di uscire. Chiudo la telefonata. Prendo le mie cose. Saluto tutti. Mi sbottono il colletto. Ora posso rilassarmi.

Faccio un recap mentale della mia giornata lavorativa di oggi: un record di cinquantatre linee al tetris, cinquanta vasche a stile libero, quattro abbordaggi su Facebook (tre falliti, uno in dubbio), otto caffè, dieci sigarette (due a scrocco), dieci penne, otto taccuini, tutta la lettera A della rubrica.
Porto avanti l’orologio. Timbro. Esco.
Anche questa dura giornata di lavoro è giunta al termine.

Tre svincoli, quattro semafori, settanta chilometri, quarantacinque minuti dopo risono a casa.
Mio padre è sul divano. Davanti alla televisione. Aspetta la cena. A modo suo: dorme. Mi siedo accanto a lui. Mi arriva un messaggio. Un messaggio della superfiga. È la prima volta che mi arriva un messaggio dalla superfiga.
“Smetti di guardammi le cosce o ti apro ir cranio”
Guardammi la cosce Ti apro ir cranio … scritto così …

Mio padre si è svegliato per via della soneria.
– Donne?
– Eh, sì …
– Lo sapevo! Sei tutto tuo padre!
Ometto di dirgli che nel testo del messaggio non ci sono intenti erotici, quanto omicidi. E di ricordargli che lui di donne ha avuto solo mia madre ed è arrivato vergine al matrimonio. A trentacinque anni …
Non ho ancora finito di omettere, che dice: “Domani all’andata ti accompagno, almeno ti faccio compagnia …”

Quello che non capisco è perché lui si ostini ad autoinvitarsi.
Quello che non capisco è perché io mi ostini ad accettare i suoi autoinviti.
Chiude gli occhi. Torna a dormire. Domani deve essere riposato per dormire in macchina.
Chiudo gli occhi. Mi metto a dormire. Accanto a lui. Domani devo essere riposato per farmi aprire ir cranio.

 

FINE … Leggi il secondo capitolo della saga: “Supereroe di quartiere

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