Stracciatella

Racconto umoristico: “Prova costume” (puntata 3 di 6)

StracciatellaEra tornata al computer per scegliere la dieta. Mentre sceglieva, gustava la buonissima crema pasticcera della nonna. La mangiava direttamente dal cucchiaio. Aveva tolto i grissini. Troppi grassi saturi. Solo che scegliere una dieta non è che le risultò propriamente facile.

Come prima cosa decise di sbattersene del diffuso consiglio di consultare un esperto. Carla non credeva negli esperti. Riteneva il termine “esperto” sinonimo di “ciarlatano mangiasoldi”. Ed era fermamente convinta, e nella sua convinzione letteralmente irremovibile, che i dietologi non fossero altro che aspiranti dottori totalmente incapaci che avevano ripiegato sul raggirare poveri cristiani pur di portare a casa uno stipendio. Convinzione che la portò infine a decidere di fare completamente di sua mano un piano alimentare di massima. Soprattutto dopo aver letto certe frasi assolutamente intollerabili sul fatto che non esistono diete salutari che possano far perdere dieci chili in dieci giorni. E saltando a piè pari la possibilità di accettare, anche solo da un punto di vista teorico, la necessità di un periodo di mantenimento. Avrebbe fatto una dieta, sì, ma per dieci giorni e non uno di più. Voleva rovinarsi dieci giorni, non la vita.

Sull’onda dell’entusiasmo per la faccia che avrebbe fatto Giorgio non appena l’avesse vista in costume, stilò il seguente programma dietetico.
A colazione un tè con due fette biscottate integrali. Rigorosamente due. Rigorosamente integrali. Rigorosamente niente burro. Rigorosamente niente marmellata.
A pranzo una porzione di carne bianca o di pesce ed una porzione di frutta.
A cena minestra ed insalata.
Rigorosamente bandito il pane.
Rigorosamente bandito lo zucchero.
Rigorosamente banditi spuntini e merende.
Rigorosamente bandite bibite che non fossero semplice acqua naturale.

Dieci giorni. Sarebbe dovuta resistere soltanto dieci giorni.
Doveva assolutamente far sparire quei chili di troppo entro il primo maggio. Del resto dell’estate e di come poi mantenere la linea era pensiero che non le passava neanche per l’anticamera del cervello. Nemmeno per sbaglio. Dieci giorni di sacrifici e si sarebbero aperte le porte del paradiso. E, pure questo non avrebbe guastato, si sarebbero chiuse le lampo dei pantaloni buoni.

Aveva appena finito di scrivere il suo programma dietetico, con in bocca un cucchiaio e davanti a sé un pentolino ormai semivuoto, quando realizzò davvero che da quel momento avrebbe dovuto mettersi a stecchetto. Si sentiva un po’ come un condannato nel braccio della morte. E subito le venne un’idea: se proprio doveva andare incontro alla morte dietetica, doveva pur avere diritto anche lei ad un ultimo desiderio. Non faceva una piega. Decise di giocarsi bene quell’ultimo desiderio. E lo fece alla grandissima: il suo ultimo desiderio fu rimandare di un giorno l’inizio della dieta. Cosa che le sembrò assolutamente razionale: certe cose non si cominciano a metà giornata.

Fu così che passò tutto il pomeriggio, nonché la serata, in poltrona a dare il suo personale commosso addio a merendine, gelati, cocacole, dessert. Furono dei saluti per certi versi toccanti. Capiva come dovevano sentirsi le madri che salutano i figli in partenza per il fronte. Versò qualche lacrima la sera prima di andare a letto quando richiuse il barattolino alla stracciatella. Chiuse gli occhi prima di chiudere il freezer. Non poteva guardare. Non poteva. Sentì solo il rumore della chiusura ermetica. Una cosa che si sarebbe portata dentro per sempre. Le mise i brividi. Fu tentata di pesarsi sulla bilancia. Ma non ne ebbe il coraggio. Probabilmente i giorni erano diventati uno di meno ma i chili uno di più. Meglio non pensarci. Perché farsi del male?

… continua…

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