Nutella

Racconto umoristico: “Prova costume” (puntata 2 di 6)

NutellaSì, non c’era altro modo: se voleva iniziare la dieta, non poteva dover affrontare ad ogni apertura di scaffale la tentazione di un barattolo di Nutella. D’altronde anche i monaci si rintavano nei monasteri, mica prendevano un appartamento ad Amsterdam con vista sulle vetrine.

Doveva soltanto ripulire casa. Era tutto così facile. Come coi grissini. Prendere e buttare. Era tutto così facile. Incrociò lo sguardo del pentolino con la crema pasticcera. E tutto divenne subito così difficile. Sembrava chiederle pietà. Supplicarla di non farlo. Le stava letteralmente urlando: “ma sei impazzita?” Lo sentiva. Ma non si lasciò impietosire. Lo fissò con lo sguardo da dura. Non si sarebbe lasciata impietosire. Mai! Fu lì che la crema pasticcera le svelò che non era mica una di quelle creme chimiche da supermercato: niente conservanti, niente coloranti, niente additivi, era genuina, salutare. La si sarebbe potuta tranquillamente definire “crema dietetica”. Preparata con amore dalla nonna. Chissà quanto tempo ci aveva messo per prepararla. Per lei. Non sarebbe stato carino buttarla. Che cosa avrebbe pensato la nonna se solo avesse saputo!? Si sarebbe offesa. E a ragione.

Fu lì che sentì una voce. Un oscuro ma illuminante oracolo le indicava la via. “L’eccezione che conferma la regola”. Poteva fare un’eccezione. Poteva gettare tutto tranne la crema dietetica. Fu lì, col pentolino in mano sull’orlo del baratro immondezzaio, che il boia si fece intenerire e dichiarò salva la vita al condannato. La grazia. La crema pasticcera tornò al suo posto. Salva.

Poco dopo l’avrebbero scampata pure i quattro barattoli di Nutella (quattro!), le merendine Misura in quanto dietetiche, le merendine non Misura in quanto, seppur non dietetiche, non le avrebbe mai toccate prima della fine della dieta (o almeno così promise a se stessa).

E poi le torte della nonna, la crostata, la pasta. E gli insaccati: dei poveri animali avevano dato la vita per essere mangiati e gettare nell’immondizia quel pio sacrificio sarebbe stato oltremodo beffardo e crudele. Stesso discorso per tutte le carni rosse. La scamparono anche i gelati. Barattolini. Stecchi. Biscotti. Coni. Coppette. Ghiaccioli. Ghiaccioli che in fondo erano alla frutta e la frutta fa bene, lo dicono tutti.

E le caramelle, le gommose, i cioccolatini, le patatine, le bibite gassate: in caso di visita di qualche ospite doveva pur tenersi qualcosa da offrire. Se poi qualche bambino avesse suonato alla porta per il dolcetto o scherzetto? No, non poteva buttare tutto. Non considerò un pensiero che pur gli era affiorato alla mente: era aprile, non fine ottobre. Pensò solo alla faccia triste di quel povero bambino quando gli avrebbe detto: “non ho niente …un passato di verdure va bene?”

In sostanza, alla fine della sua feroce campagna barbara di sterminio del cibo spazzatura, aveva cestinato i grissini, tre budini ed un’intera confezione di liquirizie. Si sentiva proprio fiera. Ci era riuscita. Aveva dovuto un attimo correggere il tiro (sempre comunque in base a solide motivazioni), ma ci era riuscita. Quello era lo spirito giusto. Con quella forza d’animo ce l’avrebbe fatta. A dover proprio essere onesta con se stessa si sarebbe potuta dire che aveva buttato i budini soltanto perché erano scaduti da tre settimane e le liquirizie, beh, semplicemente non le piacevano, ma in fondo l’inizio di una dieta non è propriamente il momento migliore per essere onesti con se stessi.

… continua…

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