spiccioli per parchimetro

Racconto umoristico: “I hate shopping” (puntata 4 di 5)

spiccioli per parchimetroIn strada. A piedi. Direzione parcheggio. Parcheggio libero.
Mia sorella, quando mi aveva visto entrare in quel luogo dimenticato da Dio e dai parchimetri, aveva scosso la testa.
– Tirchio! – mi aveva apostrofato con neppure malcelato disprezzo.

Per mia sorella il parcheggio libero è segno di declassamento sociale. Se solo la vedessero le sue amiche!!!
È uscita di macchina con fare circospetto, occhiali da sole che le coprivano metà del viso, foulard a nascondere i capelli, soltanto dopo che io ero sceso e le avevo giurato che non c’era nessuno nel raggio di duecento metri.

In strada. A piedi. Direzione parcheggio. A mani vuote. Nessun acquisto. Neppure una borsina, neppure una busta in mano. Direzione parcheggio. All’improvviso mia sorella cambia direzione. Entra da Kiko. Così. Senza dire una parola. Un colpo di testa.

Smalti. Rossetti. Lucidalabbra. Fard. Fondotinta. Matite. Eye-liner. Lucido illuminante (esiste? cos’è?). Cipria. Ombretto, Mascara. Creme. Cremine. Cremette. Antirughe. Antietà. Antipanico (la porta dell’uscita di emergenza). Specchi. Specchini. Specchietti. Pacchi. Pacchini. Pacchetti. Non ho mai visto così tante cose racchiuse in un posto così piccolo. Un posto cromaticamente assurdo. Tutto luccica. Tutto sbrilluccica. Ogni genere di colore esistente e non esistente.

E lei prova tutto.
Democraticamente.
“Provar non costa”- dice, in un riadattamento shoppingaro di “tentar non nuoce”.
Lei prova tutto.
Io mi annoio.
Non so che fare.
Ci sono quantità esorbitanti di cotton fioc.
Che ci fanno qui?
Non ne ho veramente idea. Ne prendo uno. E, sovrappensiero, mi pulisco le orecchie. Stamattina non ne ho avuto tempo.
Mia sorella si volta.
Mi guarda.
Porta una mano alla fronte.
Scuote la testa.
Torna a provare dei fondotinta.
– Meglio così o così? – mi chiede.
– Non sono uguali?
– Dimmi una cosa: chi di noi due è stato adottato? Non possiamo essere fratelli.
Mi chino sui fondotinta. Mi concentro. Li guardo con attenzione. Con approccio scientifico. Paio un criminologo dei RIS. Pronto a cogliere il seppur minimo dettaglio. No. Sono convinto. Sono uguali. È lo stesso colore.
– Sono uguali!
– Lo scusi … è daltonico … – dice mia sorella, rivolgendosi a una persona alle mie spalle.
Mi volto per dire qualcosa in mia difesa.

Ed eccovi il quadro della situazione.
1 e 75.
90 60 90.
Viso stupendo.
Occhi verdi.
Capelli assurdi.
Truccata perfettamente.
Insomma, una situazione bellissima.
– Non è che è daltonico … è maschio! – scherza la situazione bellissima, nelle vesti di commessa di Kiko.

… continua…

2 pensieri su “Racconto umoristico: “I hate shopping” (puntata 4 di 5)”

  1. L’illuminante è una delle tante cose “da donna” che mi mette una smisurata quanto incontrollata PAURA.

    La mattina già è tanto se mi ricordo di lavarmi la faccia…

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