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Racconto umoristico: “I hate shopping” (puntata 3 di 5)

noa) Eravamo venuti per comprare dei jeans.
b) Io mi sono impuntato: non mi sarei comprato dei jeans.
Adesso vi mostro la differenza dei nostri cervelli.
Poste le premesse a) e b), il mio cervello conclude sillogisticamente che dobbiamo tornare a casa.
Poste le premesse a) e b), il cervello di mia sorella conclude sillogisticamente che dobbiamo necessariamente comprare qualcos’altro. Necessariamente!

È a questo punto che mi sento molto personificazione della posizione ufficiale della Chiesa cattolica. Divento il nocategoricoaoltranzasenzaseesenzama.
No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No. No.
Come con tutti i casi di persone affette da dipendenza, bisogna mostrarsi duri ed inamovibili. Non lasciare spiragli. Quindi mi limito a sparare dei no. Senza nemmeno argomentare. E fidatevi: ci sarebbe di che argomentare!

Eccovi un paio di esempi.

1) La magliettina strabellina.
– … e questa magliettina? È strabellina!
– No
La maglietta strabellina è sì strabellina, ma sulla maglietta strabellina sta scritto a caratteri cubitali “De Puta Madre” … ora … come sia possibile che ci siano persone che comprino magliette del genere non lo concepisco … tanto più che poi quelle magliette finiscono sistematicamente per lavarle e stirarle le madri di cui sopra. Che magari ci ridono anche su. ‘Che ragazzo simpatico mio figlio!’

2) Il giacchettino invecchiato.
– … e questo giacchettino invecchiato? Dai … questo lo devi comprare assolutamente! Costa anche il giusto!
– No.
Ora … il giacchettino invecchiato è praticamente identico al giacchetto bisunto che danno in acciaieria agli operai; mio padre ne ha uno a casa (non unico ricordo di venti anni di esalazioni di amianto) e lo usa da dieci anni per la vendemmia e per aggiustare le tubature delle acque nere, raggiungendo così lo stesso effetto invecchiato del giacchettino che secondo mia sorella dovrei assolutamente comprare al modico prezzo di 345 euro (prezzo già scontato)
… giuro che appena torno a casa metto su eBay il giacchetto di mio padre a 200 euro. Scommetto che qualche idiota, magari con sorella idiota al seguito che gli dice “… e questo giacchettino invecchiato? dai … questo lo devi comprare assolutamente! costa anche il giusto!”, lo trovo!

Insomma … la scena dovete immaginarla così: io che mi trascino mia sorella con la forza verso le scale e lei che afferra ogni capo le capiti a portata e mi chiede se lo voglio comprare, mi ordina di comprarlo, mi implora di comprarlo.

A due passi dalle scale … a quello che credo fosse il trecentoquarantaseisimo no … afferra un maglione e mi dice “per favore … togliti il giacchetto … dallo a me … solo una curiosità!”
Stupito dai suoi modi improvvisamente gentili toccato dalla sua manifesta sofferenza emotiva, acconsento. Mi tolgo il giacchetto. Lo do a lei. Sospirando.

È a quel punto che, preso il mio giacchetto, parte a corsa. Pare Usain Bolt sui tacchi.
Rimango esterrefatto. Che cosa sta facendo??? Non capisco.
Mentre corre alla disperata, infila le mani nelle tasche del giacchetto. Tira fuori il borsello.

Capisco. Con un atto di disperato eroismo sta cercando di andare alla cassa del reparto uomo e comprare il maglione che porta in mano.
Mi getto all’inseguimento. Tra la costernazione e l’incredulità dei presenti. Molti dei quali avevano assistito pochi minuti prima alla mia pubblica denudatio.
Riesco a raggiungerla e fermarla un attimo prima che consegni maglione e carta alla cassiera.
La cassiera mi guarda con paura. Pensa probabilmente a un’evasione da qualche manicomio criminale. Vedo i suoi occhi posarsi sul telefono. Non sa se chiamare la sicurezza.
Porto via mia sorella. Entrata in sciopero del silenzio. Non mi parlerà per tutta la giornata.
Dio sia lodato! Quanto ho aspettato questo momento!?!

Solo che una rampa di scale e dieci secondi dopo, al reparto donna, si vede costretta a tornare sul suo fermo, ferreo e inamovibile proposito.
– Ti prego! Ti prego! Ti prego! Facciamo un giretto velocissimo!
Giretto velocissimo iniziato alle 9 e 45 e terminato alle 12.
Giretto velocissimo in cui ha toccato tutto ciò che si poteva toccare e tutto ciò che non si poteva toccare. Compreso il culo di un giovanotto di bella presenza.
Giretto velocissimo concluso con uno sguardo adorante ad un paio di scarpe nere col tacco, che culla sottobraccio neanche fossero un neonato.
Anche lo sguardo è quello della mamma. Quello della mamma a cui i servizi sociali stanno strappando il figlio.
Nei suoi occhi glielo leggo. Non è un addio. È un arrivederci.

Avere dieci paia di scarpe nere col tacco e sentire la vitale necessità di comprare un paio di scarpe nere col tacco: donne.

… continua…

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