Ken Il Guerriero

Racconto umoristico: “I hate shopping” (puntata 2 di 5)

Ken Il Guerriero– Che taglia porti?
La domanda mi giunge prevedibile quanto inaspettata davanti al banco del reparto jeans.
– Non lo so.
Sta già mettendo in disordine l’intero banco, quando si blocca. Le si gela il sangue. Un attimo di panico. Alza gli occhi. Alza un dito verso di me. Indice. Mi aspettavo medio. Sono piacevolmente sorpreso.
– COME FAI A NON SAPERE CHE TAGLIA PORTI?
– Non lo so!

Nemmeno il tempo di risponderle, che mi ritrovo in mutande, i pantaloni calati, in mezzo al reparto jeans, alla presenza di non meno di trenta persone, con mia sorella che trova il bollino (si chiamerà ‘bollino’?) e sentenzia “48, lo sapevo! ci avrei scommesso la borsa di Gucci!” (sia chiaro che in una lista delle cose che salverebbe da un naufragio, la borsa di Gucci viene abbondantemente prima di nostra mamma o del suo fidanzato).

– Se lo sapevi, perché mi ritrovo in mutande davanti a tutti?
– Lo shopping o lo si fa sul serio o non lo si fa …
Sto per risponderle, ma non me ne dà il tempo.
– … e non farlo non è un’opzione!
Mi tiro su i pantaloni.
Per il dispiacere di una anziana che commenta “non ne vedevo uno dall’anteguerra … il mio Fausto mi ha lasciata sola …”
– Mi dispiace … caduto in guerra?
– No … scappato con una di Brindisi …

Finisco di abbottonarmi che Sara è già sparita dietro una catasta di jeans parlanti.
I jeans dicono: “provati questi intanto!”
– Intanto?!?
– Zitto e provateli!
Senza diritto di replica sono spedito nello spogliatoio.
Provo il primo paio. Provo il secondo paio. Provo il terzo paio … Provo il decimo paio. Di vita mi stanno tutti. Ma mi strizzano i polpacci. Ora … io sono alto 1 e 85 e peso 56 chili … ho delle gambe semianoressiche … da piccolo mi chiamavano ‘Stecchino’ … insomma … va bene fare i fighetti, ma per due ore con dei pantaloni così io impazzisco! Poi mi dico: qui, appena uno fa un movimento fuori posto o una puzzetta, si innesca l’effetto Ken il Guerriero …

Proprio mentre penso alle sette stelle di Hokuto, entra Sara, portando con sé tre quarti dei pantaloni presenti sul banco (il restante quarto era già nel mio spogliatoio).
– Prova questi!
Solo che ha sbagliato spogliatoio ed è entrata in quello a fianco.
Trovandoci un sessantenne a petto nudo alle prese con una camicia.
– Lavori un po’ sugli addominali, nonno!
Così. Come se fosse la cosa più normale del mondo, mia sorella esce dallo spogliatoio del ‘nonno’ ed entra nel mio.
Ma non fa in tempo a coprirmi di pantaloni che stoppo il suo entusiasmo sul nascere.
– A me questa moda del pantalone attillato non piace! Non ci sono pantaloni normali?
– Ma cosa dici?!? Sono fantastici … e alla moda …
– Ma ci sto male!
– E allora???

Sta per avere una crisi di nervi. È indecisa. Non sa se offendermi o scendere al mio infimo livello per spiegarmi come va il mondo.
Non mi offende. Fa un respiro profondo. Decide di spiegarmi.
– Che tu ci stia male è semplicemente i r r i l e v a n t e … devi essere figo … devi soffrire in silenzio … pensi che sia piacevole passare la giornata su un tacco 12?
– Io questi pantaloni non me li compro!
Mi offende: “********** *********** ******************* *********** ************* *********************** **************”

… continua…

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