Filippo Inzaghi

Racconto umoristico: “Fidanzato a due ruote” (puntata 2 di 8)

Filippo InzaghiNon si avvicinava nessuno.
Poveri stolti!
Non sapevano che quello era l’evento del secolo?

Ci sono delle tappe che hanno segnato la storia dell’umanità. La scoperta del fuoco. L’invenzione della ruota. La prima passeggiata sulla luna. Il mio rombante arrivo a scuola in sella al mio rombante motorino nuovo.

Decisi allora di andare a guadagnarmi il mio seguito di fedeli. Dovevo convertirli!
Come un testimone di Geova che suona ad ogni porta stressando la vita ad ogni forma bipede si ritrovi dinanzi (essere umani, appendiabiti, trepiedi storpi che siano), stordii ognuno dei presenti decantando la grandiosità del mio lui.

Alla fine riuscii a raccogliere un piccolo gruppo di adepti. E partimmo per il nostro pellegrinaggio. Là. Da lui. Splendido. Luccicante.
Lo indicavo.
Il sole picchiava sulla carrozzeria. Mi giungeva il riflesso. Era lui che ammiccava. Vanitoso.
Lo indicavo.
– Quello là. Quello rosso!

Si accese una luce. Gialla. Un fanale. Di una Panda. Anteguerra. Di quelle cubiche. Targa LI48732. La Panda di Raniera.
– Quello dietro la Panda di Raniera?
– Sì, quello! Vi piace?!?

Raniera era la bidella. Mezza età. Aveva occhiali spessi tre dita, modi bonaccioni, tre figli a carico, un marito in fuga con una segretaria notarile, una crisi di pianto perennemente sul punto di scoppiare (e che puntualmente scoppiava), una Panda cubica, targa LI48732 ed una retromarcia discutibilissima.

Raniera era a bordo. Stava parcheggiando. In retromarcia. Targa LI48732.
In retromarcia.
In retromarcia.
Non si fermava.
In retromarcia.
Lanciai un urlo disumano.
– FERMAAAAAAAAAAAAAAAA!!!

Si fermarono tutti. I fumatori, che stavano fumando, rimasero con le dita scottate dalla cicca che si consumava nelle loro mani. I bestemmiatori, che stavano bestemmiando, rimasero con un moccolo a metà e una possibilità di redenzione.
Si fermarono tutti.
Tutti.
Tutti tranne Raniera.
In retromarcia.
Sfiorò il motorino. Lo toccò.
Quella zozzona! Toccare il mio lui! Così. Davanti a tutti. Spudorata!
Poi. Finalmente. Raniera si fermò. Finalmente si fermò. Forse per pudicizia. Non so.

Il motorino ebbe un leggero movimento. Titibante. Indeciso se cadere o meno.
Poi si fermò. Rimase fermo. In fondo era stato appena toccato. Niente di che. Neanche una ammaccatura. Non era successo niente. Allarme rientrato!Tutto a posto!

Tirai un sospiro di sollievo. Mi ero vista la morte in faccia. Ora potevo tornare nel mondo dei vivi. E vivere la mia vita. La mia vita di coppia. Felice.
Solo che.
All’improvviso.
La mia vita cambiò.
All’improvviso.
Due secondi dopo essere stato toccato. Il motorino si mosse. Si mosse. Scese dal cavalletto. Filò dritto per un mezzo metro. Equilibrista. Poi si sfracellò a terra. Robe che nemmeno Inzaghi in area di rigore. Robe da cartellino giallo. Robe da prova televisiva. Robe da squalifica del giudice sportivo.

Zeus non aveva perdonato Sisifo. Zeus era sempre incazzato. Eccome se era incazzato!
La roccia era nuovamente rotolata a valle.
Con la fiancata sinistra devastata.

Era la mia prima volta.
La avevo immaginata una, dieci, cento, mille volte. In ogni modo. In ogni modo tranne che così.
E poi Raniera. La bidella. Raniera. Scesa di macchina con le mani tra i capelli. Impaurita. Agitata. Allarmata. Chiedendo scusa scusa scusa scusa scusa scusa.

Non ho potuto nemmeno lamentarmi. Di fronte alla vecchia in lacrime.
Non ho potuto nemmeno arrabbiarmi.
Non ho potuto nemmeno imprecare bestemmiare insultare picchiare pestare a sangue sfregiare torturare chi mi aveva fatto tutto ciò.
Anzi l’ho dovuta abbracciare rincuorare consolare.
– No … no … non è niente … solo un graffio!
SOLO UN GRAFFIO????? Aveva la fiancata sinistra devastata!
– Figurati! Nemmeno ci tenevo più di tanto!”
NEMMENO CI TENEVO Più DI TANTO???? Quel motorino era la mia vita!

Io a fingere che non fosse successo nulla: così finì la mia prima volta.
Di solito noi donne ci diamo un gran da fare a fingere che sia successo qualcosa.
Io invece dovevo fingere che non fosse successo nulla.
Paradossalmente.
Così finì la mia prima volta.

… continua…

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