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Racconto umoristico: “2040” (puntata 5 di 6)

rosaArrivano gli antipasti. Piatto gigante. Porzione lillipuzziana.
Preparazioni carine, estetiche, fashion.
– Sono verdi – constata una inorridita Stefania.
– Maremma stramaiala, si vuole mangiare, non vedere le cornicine! – commenta la strafiga.

Sì. Ovviamente c’è anche lei. La strafiga. Si è seduta dalla parte opposta della tavolata.
C’è anche lei.
Siamo tutti.
Manca solo il Pisano.
– Vedrai … è pisano! Cosa ti vuoi aspettare da un pisano!?! – commenta Erica. Erica. Il suo motto è “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”.

Sì. Ovviamente c’è anche lei. La strafiga. Non sto a dirvi come è (s)vestita perché non vorrei traumatizzare nessuno. Potrei bloccare la crescita a qualche lettore non ancora pronto. Sempre che si possa esser pronti per una cosa così. Io non lo sono.

Fuma.
Non si può fumare.
Lei fuma.
È una bomba sexy.
Ho solo tre parole.
Oh.
Mio.
Dio.

Penso a ieri sera.
Me ne viene a mente un’altra.
Bastarda!!!
Andrea ha un’altra parola ancora. Me la sussurra: duemilaquaranta.

Sì. Ovviamente c’è anche lei. La strafiga. Si è seduta dalla parte opposta della tavolata. E non mi degna di uno sguardo.
Sì. Ovviamente c’è anche lei. No, non dicevo la strafiga. So che siete duri di comprendonio … so che repetita iuvant (qui qualcuno mi chiederà: “cos’è che sai?”) … ma insomma … do per scontato che alla seconda volta abbiate capito che c’è anche la strafiga … dicevo che … ovviamente c’è anche Benedetta.
Si alza in piedi.
– Un brindisi al pippettaro!
Benissimo.
Smerdato di fronte al ristorante tutto.
Da un tavolo accanto al nostro mi sento apostrofare: “zozzone!”
Da un altro una vecchia esclama: “lo sapevo!”
Dal nostro tavolo Marco esclama: “BRAVOOOO!”

Arrivano i piatti con gli antipasti. La cameriera parte da me. Inizio a mangiare. Finisco di mangiare. Non che ci sia voluto molto. Un boccone.
Torna la cameriera e lascia due piatti uguali a quello lasciato davanti a me. Ne lascia uno a centro tavola e uno all’altro capotavola. È lì che realizzo che il piatto con l’antipasto che ho divorato non era soltanto mio, bensì di tutti.

Benedetta mi guarda come se fossi uno stupratore seriale di vecchiette.
Non mi sento così odiato dal giorno in cui mandai un sms a Faustino per fargli i complimenti per la vittoria della Champions. Il Milan vinceva 3 a 0. Il Liverpool era al tappeto. Spensi la tv. Dopo un po’, sentendo la gente in strada che festeggiava, gli mandai un messaggio. Finì che il Liverpool rimontò tre gol e vinse la coppa. Quelli in strada che festeggiavano non erano propriamente simpatizzanti del Milan.

Non mi sento così odiato dal giorno in cui Faustino mi fece provare la sua moto nuova di zecca. La aveva pagata un occhio della testa. Teneva più alla moto che a sua mamma. Me la fece provare. Gliela sdraiai alla prima curva. Tremila euro di danni.

Mi chiederete: ma non avevi detto che non ti sentivi così odiato dai tempi del messaggio a Faustino il giorno della sconfitta del Milan in Champions? Sì. Infatti era lo stesso giorno. Il messaggio a Faustino lo avevo mandato per cercare di iniziare a ricucire il rapporto …
Benedetta mi guarda come se fossi uno stupratore seriale di vecchiette.
Cerco di riconquistarla con una romanticheria.
Sì. Ieri stavo per uscire con la strafiga. Ma ve lo ho detto. Io non sono nato per la monogamia.

Cerco di riconquistare Benedetta con una romanticheria.
Le faccio un origami. Una rosa. Gliela regalo. La accetta con l’entusiasmo con cui Stefania ha accolto la notizia che non c’è un Mc Donald’s nel raggio di cento chilometri. Perché, sì, Stefania non riesce ancora a capacitarsi del fatto che tornerà a casa senza aver dilaniato una qualsivoglia bestia. Bobo, il cane di Alessandra, legato ai piedi del tavolo, la guarda con più che comprensibile preoccupazione.
Cerco di riconquistare Benedetta con una romanticheria.
Ma a Benedetta non importa niente della rosa. Lei vuole mangiare.

L’unico effetto che ha suscitato la mia romaticheria è che anche il ragazzo di Alessandra si dà agli origami. Si china sul tovagliolo. Concentrato. L’aria assorta. Piega, ripiega, tripiega. Gli occhi di Alessandra già si chiedono che cosa le riserverà il suo amore. Un cigno? Un fiore? Un cuore? Guardo curioso che cosa ne viene fuori. Piega, ripiega, tripiega. Un cazzo. E non nel senso che ‘non ne viene fuori niente’. Ne viene fuori un cazzo. Nel senso proprio del termine.
Marco apprezza in maniera poco pacata.
– INSEGNAMI COME SI FANNO I CAZZI!
Sul ristorante cala un silenzio tombale. Non vola una mosca.
Silenzio totale. Rotto soltanto dalla voce di Ilde: “babbo, cosa sono i cazzi?”.

… continua…

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