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Racconto tragicomico: “Sofia” (puntata 4 di 9)

stetoscopioA bordo strada. Al buio. Spuntano in lontananza le luci blu. Si avvicinano. Mi sbraccio, stile naufrago al passaggio di una nave all’orizzonte. Entrano in cortile. Faccio strada: “di qua”.

Mi sento liberato da un gran peso.
Forse più che morisse… era la paura di non sapere come comportarmi, paura che morisse per colpa mia, paura che morisse perché io non sapevo che fare, ma ora… è in buone mani.

Entra il dottore. Vede mia suocera a terra, mia moglie in poltrona, entrambe coscienti, ma non proprio il massimo della forma. Si volta e mi chiede: “qual’è?”.

Indico mia moglie e spiego che mia suocera è stata semplicemente presa dalla paura.
– Si sa… non tutti son bravi a reggere in queste circostanze – dico dall’alto della mia posizione verticale.

Mentre il dottore domanda, tasta, misura, domanda, appunta, rimisura, ritasta e ridomanda, entra la barella ed il primo portantino inciampa e rovina a terra.

Sì, dev’essere che sia in buone mani.

Per permettere agli infermieri di prendere Sofia, sposto mia suocera. Per la precisione: la trascino un po’ più in là.
Un tappeto.
Disneyanamente, il tappeto ricomincia a parlare e si rivolge al dottore: “ieri sera è stata dal dentista per levarsi il dente del giudizio e le hanno fatto l’anestesia… non mangia da ieri a pranzo… stanotte mi sono svegliata per andare in bagno e l’ho trovata seduta qui in poltrona… e… si vedeva che non stava bene… era brutta nel viso…”
Il dottore guarda Sofia, l’aria scettica… si volta, guarda il tappeto, l’aria scettica… il tappeto ci pensa un po’, guarda il dottore e si sente in dovere di precisare: “più brutta del solito”. Dopo una breve pausa, riparte: “dicevo… faceva fatica a tenere gli occhi aperti, non rispondeva, e poi quella bava alla bocca mi ha fatto un’impressione…”

– Signora, non si preoccupi, è stata sicuramente l’anestesia… piuttosto… chiamo un’ambulanza anche per lei?
– No, no, non è niente, davvero…
– È sicura?

È sicura. A terra. Collassata. Ma sicura.

– Va bene, signora. Ma deve firmarmi questo documento. Comunque si tranquillizzi: sua figlia non ha niente.
Il tappeto si volta, mi guarda e mi ordina di andare al pronto soccorso con Sofia; mi avrebbe raggiunto appena ripreso.
Come avevo visto in tutte le serie tv americane, seguo la barella con aria apprensiva (mi ero proprio immedesimato nel personaggio) fino all’ambulanza e aspetto che mi facciano cenno di salire. Aspetto. L’unico cenno che mi fanno è quello di levarmi dal cazzo perché devono chiudere il portellone.
Torno in casa, prendo le chiavi dell’auto e parto all’inseguimento dell’ambulanza.
Centoventi in strade di campagna con limite a cinquanta. Prego perché non attraversino bestie (o cristiani… ma soprattutto sono preoccupato per le bestie). Vaglio l’ipotesi di come comportarmi in caso di investimento:
a) andare dritto per dritto
b) fermarmi, caricare la bestia e portarla dal veterinario, partendo per seguire mia moglie al pronto soccorso e finendo dal veterinario con il primo (cane) incontrato per strada
c) fermarmi, caricare la bestia ed andare con la bestia al pronto soccorso.

Continuo a pensare alla soluzione del dilemma morale che sono già in città, già all’ospedale, già al pronto soccorso. L’ambulanza entra. Io cerco un posto per l’auto. Parcheggio. Scendo. Alzo la testa. Leggo il cartello. “Parcheggio obitorio”.
Ecco.
Della serie: Signore dammi un segno… o anche no… ci ho ripensato!

Di corsa entro nel pronto soccorso e vedo mia moglie sulla barella.
La ragazza al bancone si volta verso di me e conclude: “il figlio”.
Se ve lo state chiedendo, non sono io a sembrare particolarmente giovane, è mia moglie a sembrare particolarmente vecchia.
– Il marito – preciso.
Porgo i documenti.

Il dottore intanto viene verso di me e mi dice di star tranquillo, che sicuramente non è nulla di grave, devono solo fare qualche accertamento, ma sicuramente è tutto dipeso dall’anestesia del giorno prima che ha fatto interazione con un farmaco che mia moglie prende per la pressione e conclude che devo aspettare in sala d’attesa e sicuramente tornerà a darmi notizie.
È parecchio sicuro.

… continua…

6 pensieri su “Racconto tragicomico: “Sofia” (puntata 4 di 9)”

  1. Mmm me lo devo togliere anch’io il dente del giudizio,forse,speriamo nn mi faccia quest’effetto eh …nn ho nè Mamma e né marito a casa…in compenso flora é sicuramente piú preparata di loro nelle emergenze….PS:ma sarà colpa dell’anestesia davvero??

    1. Mariangela,

      ho capito: dici che non hai nè mamma, nè marito in casa… è un modo implicito… per chiedermi di convivere… 🙂

      ma dai! sono cose private!!!

      non si chiedono sul blog! 🙂

    1. … è una teoria più che plausibile… (nonché una gran gufata!) 😛

      magari all’ultima puntata si rivelerà vera…

      non resta che aspettare e vedere!!!

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